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A Gianni Morandi

E a tutti i giornaloni che sull’argomento hanno voluto dire la loro senza interpellare i diretti interessati. Estratto da un libro scritto da un commesso.
Aggiungo: ma i vescovoni e cardinaloni che mettono sempre bocca su ogni argomento, non hanno nulla da dire sul terzo comandamento, quello che dice “Ricorda di santificare le feste”?

Domenica, tarda primavera, una bella giornata di sole, di quelle che invogliano ad andare a spasso, che so, per i boschi, o al mare, o perché no in centro porca miseria, siamo in Italia, abbiamo le città più belle del mondo, musei, monumenti, arte, clima, cibo.
Invece nulla, preferiscono stare dentro a un centro commerciale vagando come ectoplasmi in questo negozio di elettrodomestici, tra scaffali pieni di carabattole made in China per lo più inutili costose e malfunzionanti. Mi guardo intorno intanto che faccio lo slalom tra gente senza meta che strascica i piedi, tra famiglie annoiate, bambini che fanno casino e genitori che a giudicare dalle facce starebbero più volentieri con la collega o il capufficio e non vedono l’ora di tornare a lavorare l’indomani.
Da quando uno dei tanti inutili recenti governi ha dato facoltà ai negozi di rimanere aperti 365 giorni l’anno, pare che la massima aspirazione del popolo italiota sia quella di svaccarsi il fine settimana dentro a un gigantesco cubo di vetro e cemento pieno di sollecitazioni di ogni tipo e di gente che gira su se stessa. Una specie di enorme forno a microonde insomma.
Cosa ci faccio io qui di domenica? Ci lavoro, ecco cosa ci faccio.
Che poi mi domando: a cosa serve tenere i negozi aperti di domenica? Ve lo dico io: a nulla. Mi si dice: serve a far girare l’economia, a vendere di più. Ah sì? E in che modo di grazia? Forse uno che viene a comprare un frullatore la domenica torna anche il lunedì e ne compra un altro? Ovvio che no, semplicemente si spalmano le stesse vendite in sette giorni anziché sei, ma alla fine il saldo sarà più o meno lo stesso. Non lo dico io, lo dicono i dati. Che oltretutto non tengono conto delle controproducenti ripercussioni causate dal giramento di scatole dei commessi. Che incidono, mi potete credere.
Mi si ribatte: ma così viene data la possibilità di fare acquisti insieme alla propria famiglia anche a chi lavora durante la settimana. Oh, grazie, molto gentili, e io allora? Quando li faccio i miei acquisti e quando la vedo la mia famiglia, io?
Ma la vera domanda è: se la priorità è rimettere in moto l’economia, perché a essere aperti la domenica sono solo i negozi? Perché non gli uffici pubblici, le banche, le aziende, le assicurazioni, gli ambulatori e tutto il resto? Se è tanto importante comprare un telefonino di domenica, lo sarà anche poterlo far riparare, o spedire della merce, o prenotare una visita, o denunciare un sinistro, o sostituire una caldaia, no? Una volta, in seguito a una manifestazione di protesta contro le domeniche lavorative, questa domanda la feci pure a dei cervelloni in TV, ma non ebbi e non ho tuttora avuto risposta.

Calma e gesso

Ormai è chiaro, a sentire i giornaloni e i tromboni se vincerà il SI saranno debellate le malattie, la calvizie e l’isis, se vincerà il NO sarà la catastrofe termonucleare globale. Che poi a dirlo sia uno che della menzogna ha fatto uno stile di vita superando alla grande il suo maestro (ora ci manca che si trombi le minorenni e siamo a posto), o degli americani che per la corsa alla Casa Bianca hanno eletto un decerebrato dal grilletto facile, è cosa che sembra passare inosservata. Per non dire della Costituzione stravolta da un governo incostituzionale mai eletto da nessuno nominato da un presidente col mandato scaduto.
Già… ma i problemi veri sono la Raggi e gli sfondoni geografici di Di Maio.

 

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Carta da culo

Che i giornali versino lacrime di coccodrillo sulla vicenda della ragazza suicida per i video porno ci sta. Che ne descrivano i contenuti e che ne forniscano pure le coordinate precise per andare a cercarli in rete però fa un tantino schifo.

Notiziona sui giornaloni

E la Raggi di qua… e la Raggi di là… come volevasi dimostrare tutti i giornaloni si sono avventati come squali al primo inciampo, il terremoto è sparito dalle prime pagine per far posto a titoli a nove colonne addirittura sulle previsioni del tempo in Vaticano, che bastardi
Poi arrivano i Carabinieri, a Caserta ne arrestano una ventina che ancora starnazzano, e che fanno i giornaloni? Zitti zittissimi, ovviamente.

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La corazzata Charliomkin

A me che la satira possa fare battute, oltre che su Gesù o Maometto, anche sui morti del terremoto mi sta benissimo, però diciamocelo francamente: le loro vignette fanno cacare!

francesco de vito piscicelli, pierfrancesco gagliardi

Vi dicono nulla questi nomi? Qualcuno se li ricorda? Quanti saprebbero dire chi sono senza andare a cercare su google?
Ve lo dico io: sono i due che la notte del terremoto a L’Aquila ridevano al telefono.
Vorrei sapere, per curiosità: dove sono adesso? Cosa fanno? Stanno piangendo chiusi a chiave in un carcere? Sono in ospedale a curarsi dopo che qualche parente delle vittime li ha massacrati di legnate? Sono disoccupati e per sbarcare il lunario raccolgono pomodori a due euro al giorno?
O stanno di nuovo a sbellicarsi dalle risate?

La patente per votare, ricordate?

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Tromboni all’attacco!

Cioè, uno arriva oggi da Marte e aprendo i giornaloni pensa che a Roma abbia combinato più disastri la Raggi in un mese che i marini e gli alemanni in vent’anni, agli autobus gli buca le gomme proprio lei di notte, per tenerli fermi. Ma si sapeva già, irrenzi si era impegnato tanto apposta per farla vincere e sfruttarne i fallimenti alle prossime elezioni politiche. Che poi sarebbero in occasione del referendum costituzionale.
Solo che ha annusato l’aria e ha capito che non gli basta, e allora via col piano B (dove la B sta per… appunto, lui): fuori le voci dissenzienti dalla Rai, fuori l’ANPI dalle feste dell’umidità, fuori chiunque osi pronunciare la parola NO in sua presenza. Al loro posto la grancassa di un’informazione mai così serva del regime, pronta a dare risonanza alle genialate delle picierne e delle primine della classe anche quando paragonano i Partigiani a casapound e vaneggiano equazioni vittoria del sì = sconfitta dell’isis. Cazzate che nemmeno il miglior gasparri…
Fateci caso, aprite oggi un giornalone o accendete un telegiornale a caso: da una parte c’è alfano che millanta mirabolanti successi contro una criminalità in netta diminuzione (nonostante i migranti, eccheccazzo!), da un’altra c’è il servizio sul tutto esaurito nei luoghi di villeggiatura, un pienone che non si vedeva dal ’63. Strano, perchè il mese scorso a essere esauriti erano i gestori degli alberghi desolatamente vuoti, boh.

 

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Nel frattempo appassionante dibattito sul burkini (che cazzo di nome…) in spiaggia, in Francia il premier lo ha definito “incompatibile con i nostri valori” e a Cannes sono fioccate le prime multe.
Immagino che pure queste signorine qui sotto saranno presto costrette a spogliarsi per legge, giusto?

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E nessuno che gli chieda…

Ieri c’era la primina della classe che delirava sulla sconfitta dell’isis grazie alla riforma costituzionale. Oggi arriva il piacione e spara che se vince il sì bla bla bla, si risparmia bla bla bla, 500 milioni ai poveri bla bla bla.
Ma 500 milioni dove?
Ma ai poveri chi?
Quali, quando, quanto a testa?
Contanti, assegno, paypal?
Fanno domanda in carta da bollo, glieli lasciano sotto i ponti, vanno a prenderli a Rignano?

Quell’altro sconfiggeva il cancro in tre anni, questo ci vuol vendere la fontana di Trevi, riusciremo mai a liberarci da ‘sti ciarlatani del cazzo?

Uhm, buono a sapersi

Ma ricordo male io o il vecchio pedofilo frodatore fiscale ex del consiglio oltre a non essere più premier non è nemmeno più cavaliere e soprattutto non è più senatore/parlamentare insomma non è più un cazzo di niente?
E allora tutta ‘sta diatriba sull’uso delle intercettazioni e sul voto segreto e sul salvataggio dal pd che senso ha? Forse che da oggi qualsiasi comune cittadino compresi quelli con la fedina penale sporca possono evitare condanne semplicemente chiedendolo a re giorgio e ai suoi servi?

Piccole o grandi le cose son sempre tutte uguali

Premesso che delle motivazioni modalità e conseguenze di questa brexit non c’ho capito un cazzo come penso non ci abbiano capito un cazzo nemmeno i cervelloni, anche inglesi, che fanno finta di spiegarcelo (da parte mia penso semplicemente sia antistorico dividere ma poi boh, servirà il passaporto per andare a Londra?), ma in questi giorni mi sembra di capire che oltremanica non abbiano tutta ‘sta fretta di andarsene.
E a me viene in mente una coppia di amici miei, in cui lui ha mollato lei tra recriminazioni accuse carte da bollo e piatti volanti, e da allora lei è lì che gli ha detto ciao ciao e non vede l’ora che si tolga dalle palle, solo che son bell’e passati tre anni ma lui se ne guarda bene di pagare dazio e andarsene, anzi, pretende ancora la cena, le camicie stirate, e magari pure di scopare ogni tanto.

A ottobre referendum anche da noi

RENXIT