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3 – 0 al Barcellona!

Grande Virginia Raggi! Coi Cinquestelle al governo saremmo andati al mondiali!
(titoli di oggi sui giornaloni, o no?)

E pure l’Appendino non ce l’ha fatta per un pelo.

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Era già tutto previsto

Riusciranno i nostri eroi a ottenere quanto stabilito fin dall’inizio fottendosene bellamente, come sempre peraltro, della volontà degli elettori?
Esclusi ovviamente i Cinquestelle, la legge elettorale per favorire renzusconi e impedire un governo dei Cinquestelle la votarono tutti, lega compresa. Quindi non c’è da stupirsi se oggi il pd continua a non voler nemmeno parlare con Di Maio e se salvini fa finta di volerci dialogare ma di fatto tenendosi stretto il frodatore fiscale e precludendo ogni accordo. Che dopo un mese di tirammolla uno se lo chiede, perché lo fanno?
Vuoi vedere che alla fine il sistema troverà il modo di escludere i Cinquestelle e i renzusconi si accorderanno per governare ancora insieme? In questo momento stanno solo cercando pretesti per dare la colpa a loro.

 

Le facce, i culi, e le bestemmie

Quante volte abbiamo visto giornaloni spandere merda pubblicando foto che ritraevano qualcuno da stroncare accanto a qualche discutibile personaggio?
Ecco, mi domando: ma tutta ‘sta gente intorno a un pregiudicato “delinquente abituale” “pagatore di mafiosi” “frodatore fiscale” (cit. Corte di Cassazione) non si vergogneranno neanche un po’?

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Meloni, salvini e baci d’artista

Vista la solerzia nel coprirli, se invece dei murales facessero i bucales, tempo una settimana tutte le strade sarebbero tavoli da biliardo.

Zucconi

Se non fanno alleanze sono degli irresponsabili che così non faranno mai un governo, se chiedono alleanze sono dei voltagabbana traditori. Ora tutti i giornalai dei giornaloni (uno a caso che mi sta particolarmente sul cazzo: zucconi), son lì che gongolano che il risultato delle elezioni rende il paese ingovernabile. E grazialcazzo, lo si sapeva, hanno fatto una legge elettorale apposta, e non è che gli zucconi si siano stracciate le vesti.
Poi continuano a cavalcare cifre a casaccio sui costi del reddito di cittadinanza, “dai 20 ai 96 miliardi” blatera irrenzi in tv (ma non dovevamo vederci più?). Esticazzi, ma che calcolatrice usi che il margine di errore è del 500%?
In realtà pare siano 15 miliardi.
Quanto il costo degli F35.
Poco più della mancia dei famosi 80 euro.
Poco meno di quanto è servito per salvare le banche, in quel caso miliardi trovati dalla sera alla mattina, vorrei ricordare agli zucconi con la memoria corta.

Extracomunitari di merda!

‘Sti stronzi, arrivano qui, serviti e riveriti, e poi si permettono di fare i loro porci comodi! Questo s’è messo a pisciare nella Loggia de’ Lanzi, dietro il Perseo di Benvenuto Cellini! Eh ma ora con salvini al governo cambia tutto, che se ne tornino a casa loro a calci in culo, eccheccazzo!
No no macché razzista, non è questione del colore della pelle, è che ci siamo rotti i coglioni di questi che bighellonano in centro tutto il giorno, bivaccano sui sagrati delle chiese mangiando i loro troiai unti, chini sui loro iphone con le cuffie in testa, e adesso ci pisciano anche sui monumenti!

Ah, uomo, razza bianca, 21 anni, dal New Jersey, USA.

La D sta per dementi

No, che poi ora irrenzi e i suoi scherani fanno i duri, “gnegnegnè, adesso toccattè”, “l’hai voluta la bicicletta?”, stanno ancora per terra sanguinanti ma fanno le linguacce, il livello del dibattito è questo. E sperano di lucrare a breve sulle debacle altrui, fomentando l’inciucio M5S – lega. Loro che l’inciucio lo stavano facendo col pregiudicato, solo che sono stati così incapaci da non essere riusciti nemmeno in quello. Loro che ora godono dell’ingovernabilità causata dalla loro stessa legge elettorale fatta apposta per non far governare (domandina che nessun commentatore televisivo ha fatto a un piddino: “Aveste preso voi il 32% e i 5S il 18, da chi cerchereste appoggio?”).
Una logica nelle loro testoline c’è: se si torna a votare domani scade il doppio mandato dei parlamentare del Movimento, Di Maio sarebbe fuori gioco, forse sperano così di eliminare l’avversario. Chissà, magari i Cinquestelle calerebbero, ma a quel punto dominerebbe la lega. E il pd crollerebbe sotto al 10.
Geniali proprio.

Chiamate gli infermieri, cazzo!

Semmai non si fosse ancora capito, irrenzi è malato. Esattamente come il suo degno maestro, solo che il colluso mafioso è un delinquente (cit. Corte di Cassazione), mentre lui è un poveraccio.
Come volevasi dimostrare, all’annuncio delle sue ennesime dimissioni dopo la sua ennesima disfatta tutti hanno cominciare a sbuffare e a voltarsi dall’altra parte infastiditi, “se vabbè, passami il sale va’…”, credibile come una banconota da 25.
Il disegno d’irrenzi è semplice e lampante che lo capirebbe anche il mio gatto: rimanere ancorato al suo posto per costringere M5S e lega ad accordarsi in qualche modo. Non tanto per godere poi del loro fallimento, quanto per scongiurare che senza di lui tra le palle siano il pd e le sue fronde ad allearsi con Di Maio. E pure con una certa probabilità di successo.
Risultato della bella pensata? Torneremo a votare tra pochi mesi, magari con un’altra legge elettorale accazzodicane, e stravincerà salvini.
Complimenti.

Ebbravo irrenzi!

O vediamo se l’ha capita stavolta!

Guardate che riuscire a essere meno credibile di un salvini o di un Di Maio ce ne vuole, il bello è che ora saranno a domandarsi i motivi della disfatta cercando un colpevole, ovviamente accusando gli altri, siano elettori, fuoriusciti, macchie solari o congiunzioni astrali. Lasciamo perdere le tante cazzate fatte dal governo, ma promettere di lasciare la politica e poi rimanere lì con la stessa arroganza non poteva che portare a questo, non ci voleva il mago Otelma per prevedere che qualsiasi cosa dicesse da lì in avanti non avrebbe avuto alcun valore (tant’è che anche le dimissioni di oggi sono una farsa). Ma il coglione non è lui, i coglioni sono quelli del pd (tra i quali ci saranno anche delle brave persone eh) che invece di accompagnarlo alla porta hanno continuato a sostenerlo facendosi trascinare nel baratro.

Se non altro uno prima può mettersi le mutande di latta.

Calderoli, giulianoferrara, lagelmina, lacarfagna, giovanardi, previti, mastella, tremonti, buttiglione, scajola, bossi, laprestigiacoma, labrambilla, brunetta, napolitano, d’alema, labonino, rutelli, poletti, ladegirolama, lalorenzina, laboschi, alfano, no dico, alfano!

Forse la gggente se ne è dimenticata, ma questi sono stati ministri, cazzo. E non è che ce l’avessero detto prima di votare, no no, ce li siamo trovati lì a nostra insaputa! E allora che cazzo c’avete prendere per il culo Di Maio, che magari i suoi saranno tutti ministri incapaci e incompetenti (forse, per ora non lo sappiamo), ma perlomeno prima di tirarci l’inculata avvisa.

A volte si trova qualcosa di leggibile anche sui giornaloni

Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt. Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d’assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell’alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d’aspetto è strapiena. E meno male che c’è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.
La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d’uscita alternative. E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle “frecce”, attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il “clandestino”, e la forza pubblica non reagisce. Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull’alieno la rabbia della gente.
Vent’anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché? Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato degli spazi pubblici e delle certezze sindacali, come mai questa Italia derubata del futuro, che va in crisi per una nevicata, che si lascia togliere persino la libertà democratica delle preferenze elettorali, che vede i suoi figli sedati fin da piccoli dalle playstation e poi costretti, da grandi, a emigrare per sfamarsi, magari facendo i camerieri con una laurea in tasca, come mai un Paese simile, anziché fare la rivoluzione, diventa razzista?
La risposta è di un’ovvietà elementare. Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici. Funziona sempre, perché l’uomo nero da detestare abita in ciascuno di noi. I media lo sanno, e ci campano. I social figurarsi. Accusare il “forestiero” impedisce di pensare ai nemici interni e assolve la comunità “autoctona” dall’obbligo morale di interrogarsi sui propri errori. È così da secoli. La dissoluzione della Jugoslavia insegna. Dopo aver saccheggiato il paese, la dirigenza post-comunista, per non pagare il conto, ha scagliato serbi contro croati e quel che segue. Ammazzatevi tra voi, pezzi di imbecilli.
Che c’entra la Jugoslavia? C’entra eccome. È stata il primo segno di una malattia che oggi sta contagiando l’Unione europea e si chiama balcanizzazione. Che significa: trasferimento sul piano etnico di una tensione politica e sociale che altrimenti spazzerebbe via i responsabili della crisi, i ladri e i loro cortigiani. Lo sta facendo Erdogan, evocando nemici a destra e a manca. Lo ha fatto Trump per spuntarla alle elezioni. Lo ha fatto Theresa May che ora non sa come gestire il risultato – Brexit – di un voto da cui non pensava di uscire vittoriosa. Lo fanno i Catalani chiedendo di separarsi da Madrid. Gli vanno dietro i populisti austriaci pianificando reticolati al Brennero. Per non parlare dei belgi di lingua olandese e francese che si guardano a muso duro sotto le vetrate del palazzo dell’Ue a Bruxelles. Impotenza, mascherata di patriottismo.
Viviamo un momento drammaticamente complesso segnato dal tema immigrazione. Ne siamo sommersi e non sappiamo come gestirla. Non lo sanno nemmeno quelli che l’hanno messa in moto per avere lavoratori a basso costo. Volevano manodopera, e invece gli hanno mandato degli uomini. Non era previsto. Uomini che fanno figli e cercano la felicità. E allora ecco la pensata: trasformare l’immigrato in parafulmine, per farla franca. Farne un tema elettorale, semplificare la complessità, depistare la tensione su altri obiettivi, speculare sul naturale spaesamento e le nostalgie identitarie dei più deboli in una società globale che emargina ed esclude. Chi fomenta odio razziale, con o senza il rosario, non si limita a evocare tragici fantasmi di ieri, ma è anche complice dei ladri che costringono i nostri figli a emigrare. Li copre. Con la pressione etnica aiuta i caporali ad abbassare il costo del lavoro e l’economia illegale a campare di schiavi nei campi di pomodori. È così ovvio, benedetto Iddio. Ma allora perché i cosiddetti democratici, salvo poche eccezioni, non ne parlano? Per paura dei sondaggi? Per non andare contro il senso comune di una minoranza urlante?
Un giorno, presto o tardi, vi sarà imputato di avere taciuto. Perché anche dalla vostra pusillanimità discende l’osceno silenzio che nei treni e sugli autobus avvolge e lascia impunito chi, in questa vigilia elettorale, tuona contro l’uomo nero. È questo silenzio che ferisce e offende, più ancora del razzismo. Eppure sarebbe così facile svelare il trucco; dire che, un secolo fa, dicevano di noi italiani in America le stesse cose che oggi noi diciamo dei forestieri in Italia. E cioè che fanno troppi figli, rubano il lavoro alla gente, portano criminalità e malattie. Per mio nonno è stato così, a otto anni ha attraversato l’oceano da solo, per fame. Minore non accompagnato. Varrebbe la pena ricordarlo. Anche perché sono le stesse cose che, forse, altri Paesi diranno, domani, dei nostri figli.
Paolo Rumiz, “la Repubblica”
La paralisi bianca e l’uomo nero
26 FEBBRAIO 2018

Mettiamola così:

Lasciamo perdere quell’ignobile essere che sventola Costituzione e Vangelo senza aver la più pallida idea di chi li abbia scritti (comunisti ed extracomunitari) e di cosa ci sia scritto (l’esatto contrario del suo programma). Lasciamo perdere quel vecchio plastificato pregiudicato e pagatore di mafia, e pure il suo figlioccio più scemo e bugiardo di lui. E lasciamo perdere anche una classe dirigente improvvisata che senza i disastri dei tre idioti di cui sopra non avrebbe alcun motivo di esistere, figuriamoci di governare un paese benché bizzarro come il nostro.
Ma mettiamola così: andate da 20 anni a cena nello stesso ristorante, e ogni volta, ogni volta!, vi servono cibo avariato, vomitate, vi sentite male e finite la serata al pronto soccorso. Che fate, continuate ad andarci per altri 20 anni?
Oppure: il chirurgo che vi doveva operare di appendicite si è sbagliato e vi ha amputato braccia gambe e orecchie. Che fate, il frignolo che vi è spuntato sul naso ve lo fate curare da lui?
Così, per saperlo.